Zancle(Messina)

messina

Lo storico greco Tucidide ci racconta che, nel 730/729 a.C., avvenne la ktisis (fondazione consolidata da un rituale) della colonia greca di Zancle ad opera di un gruppo di coloni calcidesi provenienti da Naxos , i quali si unirono ad un nucleo di pirati, che trovarono già in loco, provenienti dalla colonia calcidese di Cuma, sulla costa campana, dove già da tempo,  quest’ultimi si erano impiantati. E’ evidente, quindi, che i pirati cumani avevano impiantato una “stazione” strategica sul versante siciliano del portmos (Stretto di Messina) in funzione anti-etrusca, la cui talassocrazia sul Mar Tirreno (che prende questo nome proprio dagli Etruschi chiamati dai Greci “Tirrenii”), trovava nello Stretto di Messina il suo limite meridionale.

 Periere e Cratemene, rappresentanti dei due nuclei fondativi della colonia, la chiamarono Zancle, dall’antico toponimo siculo del luogo “dancle”, cioè falce, che si ricollega alla conformazione della sua costa e del suo porto.

Sempre i calcidesi fondarono, qualche anno dopo, Rhgion (Reggio Calabria) con la chiara intenzione di impadronirsi delle due sponde di uno dei passaggi più frequentati nei traffici fra oriente e occidente.

Nel corso del VII e del VI sec. a.C., Zancle fiorisce e prospera per i suoi commerci (non disdegnando forse neanche la “pirateria”), rappresentando uno dei più importanti empori del mondo ellenico nei mari d’Occidente e fondando le colonie di Mylai (716 a.C.) e Imera (648 a.C.), che le permettevano il controllo completo del Basso Tirreno.

Dopo la caduta in mano persiana (494 a.C.) delle colonie greche dell’Asia Minore e delle isole greche dell’Egeo prospicienti la costa turca, alcuni transfughi di Samo e di Mileto giungono in Sicilia, chiamati dagli Zanclei a colonizzare Kalacte (bella spiaggia) fra la colonia di Mylai e quella di Himera, ma, appena sbarcati nell’Isola, s’impadroniscono a tradimento della stessa città di Zancle. Pertanto, gli Zanclei, forse minacciati anche dalle armate di Ippocrate tiranno di Gela, che cercava d’imporre la sua egemonia in tutta la Sicilia orientale, chiedono aiuto al tiranno di Reggio Anassila. Quest’ultimo,intorno al 491 a.C., s’impadronisce a sua volte di Zancle, respingendo l’esercito di Ippocrate di Gela e scacciando i Samii e i Milesii.

Anassila, inoltre, cambia il nome di Zancle in Messene, diventato in seguito Messana, sia in onore della regione del Peloponneso patria dei suoi antenati, sia perché ripopolò la città dello Stretto con un gruppo di coloni provenienti dalla Messenia.

Dopo la morte di Anassila (476 a.C.), Messana riconquista la propria libertà da Reggio e, nonostante la fisiologica instabilità politica esterna e interna delle poleis siceliote, continua a vivere la tradizionale prosperità di commerci almeno per tutto il secolo, divenendo la seconda città greca di Sicilia, dopo la potente Siracusa, come ci testimoniano sia l’entità di emissioni monetarie sia l’estensione e il popolamento urbano. Tale prosperità, però, dopo l’avventurosa spedizione Ateniese contro Siracusa  e dopo il periodo di egemonia siracusana ad opera del tiranno Dionisio il Vecchio, viene a concludersi drammaticamente con la grande distruzione del 396 a.C. per mano del generale cartaginese Imilcone, che segna anche la sostanziale fine dell’éthnos greco originario.

Fatta riedificare, qualche anno dopo, dallo stesso Dionisio il Vecchio, Messana torna a nuova vita e in breve tempo ridiviene fiorente come in passato. Dopo la morte di Dionisio il Vecchio, gode di un periodo d’indipendenza, salvo esserne privata, ma soltanto per pochi anni, da Agatocle, che riafferma sulla città l’egemonia di Siracusa.

Alla morte del tiranno Agatocle, un nutrito gruppo di suoi mercenari Osco-Campani chiamati Mamertini, ovvero “figli di Marte” dio della guerra, prendono Messana e vi si insediano intorno al 284 a.C., acquisendo grande potenza in Sicilia, nonostante si trovino a lottare prima contro l’esercito siceliota di Pirro (278-276 a.C) e poi contro Gerone II, tiranno di Siracusa, il quale, pur sconfiggendo più volte i Mamertini, non riesce a conquistare Messana.

In seguito, i Mamertini, pressati sia dai Cartaginesi sia da Gerone II di Siracusa, stringono alleanza con i Romani, che hanno così l’occasione di intervenire in Sicilia, nel 264 a.C., guidati dal console Appio Claudio. Durante la Prima Guerra Punica, i Romani fanno di Messana una stazione strategica e, una volta terminata la guerra vittoriosamente, concedono alla città il titolo di “foederata civitas”.

Purtroppo, a causa delle numerose distruzioni della città e delle catastrofi naturali abbattutesi su di essa, ultima fra tutti il devastante terremoto del 1908, i pochi resti archeologici rimastici del periodo greco si trovano: o presso l’Antiquarium comunale, recentemente inaugurato e annesso all’area archeologica del Palazzo Municipale, o presso il Museo Archeologico Regionale di Messina.

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